Viaggi avventura, che passione

0
61

Non saprei dire se la mia passione per i viaggi abbia infastidito qualche divinità, viste le mille peripezie che mi accadono, direi proprio di sì. Immaginiamo una ragazza di quindici anni che per la prima volta fa un viaggio senza genitori, meta: Cambridge. Compagni di avventura: tre, tutti alla prima esperienza da soli. Il mio entusiasmo era palpabile mentre mi dirigevo verso l’aeroporto, piena di aspettative e di sogni. Ma il destino aveva in serbo per me una sorpresa non proprio gradita. Dopo il controllo di sicurezza, in attesa che venisse chiamato il mio volo, decido di fare la mamma del gruppo e chiedo a tutti di controllare le carte d’imbarco. Sorpresa! Tutti avevano carte d’imbarco e documenti, tranne me; qualcuno mi aveva rubato il portafoglio. Non potevo crederci! Dopo una chiamata ai genitori di tutti e quattro, pianti infiniti nella stanza della polizia e l’aereo bloccato per mezz’ora, sono finalmente riuscita a recuperare un documento e partire verso la prima avventura. Avrei dovuto interpretare quel primo viaggio come un segno premonitore? Forse sì, ma ho sempre deciso di ignorarlo e continuare a esplorare il mondo, sempre accompagnata dalla mia nuvoletta, che non definirei nera, ma grigia.

Anni dopo, questa volta in Guatemala, con mia mamma e mio fratello. Dovevamo prendere un autobus che sarebbe dovuto essere a cinque stelle, da Città del Guatemala verso il Parco Nazionale di Tikal, nove ore di viaggio. Dopo aver aspettato quattro ore il nostro bus nella stazione di una delle città più pericolose di tutto il centro America e aver realizzato che eravamo stati truffati, siamo saliti su un pullman non adatto a turisti. Io e mio fratello riusciamo ad addormentarci per essere svegliati da una brusca frenata e vediamo una timida luce fuori dal finestrino. La luce era timida in mezzo al buio della foresta amazzonica, ma chi non sembrava per niente timido era l’uomo che è salito sul pullman urlando di scendere, con un passamontagna in testa e un mitra in mano. Seguiamo le istruzioni e ci ritroviamo in uno spiazzo, una pompa di benzina che risale agli anni Cinquanta, altri uomini con il passamontagna e altri mitra che ci fanno mettere in fila e studiano noi e gli altri passeggeri. Fortunatamente, hanno lasciato risalire i turisti velocemente, così la mia famiglia e una coppia di anziani inglesi erano al sicuro. Non è andata altrettanto bene ad alcuni ragazzi che sono stati trattenuti lì per qualche motivo.

Da quel momento le mie avventure non sono state più così paurose, ma le definirei simpatiche peripezie che rendono tutto più interessante e costruttivo. Quando condividi momenti del genere con qualcuno, i legami possono essere completamente distrutti o rafforzati, per fortuna a me è sempre andata bene.

C’è stata quella volta in cui io e tre amici abbiamo deciso di prendere una meritata pausa dallo studio. Era una caldissima giornata di inizio luglio e decidemmo di andare al mare in Toscana, l’acqua blu, spiagge bianche e meno affollate. L’idea era buona. I ragazzi vennero a prenderci sotto casa, con un inspiegabile ritardo di mezz’ora, vista la loro risaputa puntualità. Ci dissero che la macchina di Roberto aveva fatto uno strano rumore e si era fermata sotto casa di Marco. Partenza traballante ma ci mettiamo in marcia con la macchina di Marco, un’ora di viaggio interminabile visto che Elisa si era portata dietro il microfono per fare karaoke e possiamo definire la sua voce come un lamento di qualche strano uccello tropicale. Scoprimmo che il suo canto aveva coperto lo strano rumore che arriva dal motore, quando vedemmo una fumata bianca uscire dal cofano della macchina. Mettiamo la macchina in corsia d’emergenza, accendiamo le quattro frecce. Venti minuti di chiamate a vari amici meccanici e famigliari esperti in motori, chiamiamo l’assicurazione che chiama il carro attrezzi. Minimo un’ora di attesa, deve partire da Roma e venirci a recuperare vicino a Civitanova. Per fortuna avevamo qualcosa da mangiare e da bere: otto birre e un’anguria. Decidiamo che una birra per calmare i nervi e rinfrescarci è una buona idea. Ci sediamo e iniziamo a bere, all’orizzonte spunta una macchina della polizia. Pensiamo di ricevere un aiuto, magari con il motore, magari ci portano in città. Invece, ci prendiamo una sgridata infinita: “Perché state facendo un picnic a bordo strada?”, di sicuro non è stata una nostra scelta. Obbligo di stare fuori dalla macchina e aspettare. Con la macchina ferma al deposito, ci incamminiamo verso il paese più vicino, arriviamo in stazione e scopriamo che c’è un guasto alla linea e tutti i treni sono in ritardo di due ore. Finalmente arriviamo a casa alle sei di sera senza aver neanche visto il mare da lontano. Una giornata che sarebbe potuta diventare una normale giornata al mare e sarebbe stata dimenticata in un anno è diventata un’avventura che ricorderò per molto tempo.

Ho capito che i viaggi, per me, non sono mai lineari e prevedibili. A volte devi affrontare situazioni imprevedibili, ma ormai sono pronta e ho scoperto di riuscire ad adattarmi facilmente alla situazione in cui mi trovo. Le peripezie sono diventate ricordi simpatici da raccontare e ogni volta che mi sposto, i miei amici sanno che mi accadrà qualcosa.

Quest’estate, pensione a due stelle sulla Riviera romagnola. Preparatevi, eh!!!!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here