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Saranno famosi!

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L ‘obiettivo per chi sceglie la professione dell’ attore è il successo. La fama non è altro che la consapevolezza di poter godere per un periodo – a volte per tutta la vita –  di una buona notorietà.

Per arrivare al successo non sempre basta avere talento, ma a volte  ci vuole anche un pizzico di fortuna. Fama notorietà e successo sono tre parole magiche per un attore.   Essere riconosciuti da migliaia di persone che ti chiedono autografi, o di fare un selfie, che ti chiamano per nome e ti fanno i complimenti “ Gianfranco sei un mito….Gianfranco come sta Has Fidanken ? “ è una grande gratificazione. Poter pensare:  Io, Gianfranco D’ Angelo sono amato e riconosciuto dai fan. Davvero esaltante.

Devo ammettere che la notorietà ti offre anche dei vantaggi. Essere invitato ai grandi eventi, entrare gratis al cinema, essere accettato fuori orario nei ristoranti. Io ormai da molti anni faccio teatro e sono sempre in giro per l’Italia con la mia compagnia. Anni fa, ero in tournèe in Puglia con il mio spettacolo. Dopo la prima, si poneva il solito, annoso quesito: Dove andiamo a cena che è tardi? Questa volta il problema non era solo la scelta del ristorante ma anche l’orario perchè avevamo finito ben oltre la mezzanotte. L’amministratore mi disse: ”Gianfranco a quest’ora non ci prende nessuno “ ed io: ”Non ti preoccupare sfruttiamo la notorietà “. Entrammo in una tipica trattoria  pugliese e subito mi venne incontro il proprietario, un buffo signore cicciottello pelato e con due baffetti da sparviero, mi scrutò attentamente e poi ad alta voce : “Non ci posso credere….oggi è proprio una giornata fortunata… un mito nel nostro ristorante….ti posso abbracciare ? ma lo sai che ieri sera abbiamo visto un tuo film in TV ..lo voglio dire a mio fratello… Nicola vieni a vedere chi c’è…” Dalla cucina..”Chi c’è ?..” e lui .. “c’è Nino D’Angelo…     “Veramente mi chiamo Gianfranco….”

“ Vabbè è lo stesso …adesso ti facciamo mangiare noi … che quando esci di qua devi schiattà….però, una promessa, prima di andar via ci canti una bella canzone !

Beh, ci credete? per non deluderli gli ho cantato  ‘Nu jeans e ‘na maglietta!

Storie di vestiti chiacchieroni e dalla memoria lunga

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Spesso vi penso. Vi sentirete abbandonati, chiusi in un armadio buio, appesi, piegati, spiegazzati. Alcuni di voi, i più fortunati,  giacciono sul mio letto,  sul divano, per terra. Sono scappata come da un terremoto, un bombardamento. Partita per un weekend di ottobre, e mai più tornata. So che vi parlate, ricordate i bei tempi felici

C è un tipo sbarazzino, tutto colorato – zigzag rosa viola azzurri arancio e un bordo di mongolia verde tutto attorno – che ricorda sempre quando eravamo in metro, io e lui e una signora ci fermò per  dirci “grazie, con tutti questi colori oggi è il primo sorriso che faccio. Mi fa bene guardarvi”. Tu sei il mio preferito, e lo sai.

Poi ci sono i tipi seri, quelli tutti neri, con cui andiamo a teatro agli eventi importanti…i teneri  vintage, insieme da 40 anni e ancora andiamo d’accordo, magari è bastato cambiare un dettaglio.  I  cimeli, 50 e non li dimostrano, vengono da molto lontano. I tipi avventurosi, siamo andati in giro per il mondo, e portano ancora addosso i segni di battaglie combattute   con treni sporchi e scomodi, terreni scivolosi….c è un mondo lì dentro. I tipi sexy, come la collezione di tanga ormai polverosi, le mutandine Victoria’s Secret, una strappata in un raptus che ha distrutto anche il mio abat- jour anni 40 sul comodino…bei tempi. Le guepiere, nera e blu, gli abiti da sera della mamma, un tripudio di tulle, raso e broccato, la sciarpa indiana e quella comprata sul lago Inle da una cooperativa di donne…Un mondo. Il MIO mondo.

E poi c’è LUI anche se fisicamente non c’è più. Chissà dove l’ ho buttato, io che non butto nemmeno un biglietto del tram. E’ il 1985  e io vesto in gonna a pieghe, camicette di Laura Ashley comprate a Londra, mocassini. 35 anni, ne dimostro almeno 10 di meno. Poi lo conosco. Si, l’amore della mia vita…..non posso andare al primo appuntamento vestita da educanda!!. E dunque… lo compro! Un vestito bluette con fili di lurex  – lui appariva in tv con giacche piene di lustrini e mi volevo adeguare-  e il primo dico primo paio di scarpe con i tacchi della mia vita (se si esclude qualche sandalo da sera). Parto per Milano con cuore stomaco e ogni organo interno rovesciato. Curiosità? Attrazione per il personaggio famoso? Presentimento? Allora vivevo a Firenze e a Milano condividevo l’ufficio con un amico che in cambio dei miei servigi di pr, mi dava una stanza e un telefono; andavo ogni 15, 20 giorni. A Firenze avevo un cavallo femmina di nome Lella, che commentava,  nitrendo, i miei casini amorosi che, in meravigliose solitarie passeggiate, le raccontavo. Arrivo in  ufficio, mi cambio,  mi trucco e lo specchio mi rimanda la mia faccia da ragazzina vestita truccata e scarpata da maliarda….

Suonano alla porta, e dopo un attimo arriva trafelata la segretaria, con gli occhi fuor dalle orbite, a dirmi: Alla porta c’è c’è……Il nome non lo faccio, un po’ di privacy, dai!  ma all’epoca LUI era amatissimo, conosciutissimo, fermatissimo da  stuoli di fan in cerca di autografo. Come se oggi suonassero, e alla porta ci fosse Alessandro Gassman….Il paragone non è, ovviamente, sulla prestanza fisica, ma sulla popolarità.

“ Lo so”, dico con finta flemma e il cuore in subbuglio “ è venuto a prendere me…..”

Quello che è successo dopo, fra le sei del pomeriggio e le sei del mattino dopo, vorrei tenerlo per me. E per le decine di amiche e amici a cui l’ho  raccontato,  provocando le sue esasperate reazioni, con rovesciamento di palpebre e finti rimbrotti. Certo è che mi piace parlarne…quanto mi piace!
Insomma quella notte ci siamo fidanzati, nel suo residence dove all’epoca alloggiavano altri attori e autori di quel fortunatissimo programma. Ho saputo dopo – quasi subito – di essere la nona che in quel momento aspirava alla carica di fidanzata ufficiale. Lì è iniziata la lotta. E una storia fatta di avventure, vestiti, viaggi, fughe e ritorni, cene romantiche e ricette disastrose, tante risate e qualche lacrima. Tutta da raccontare. Continuate a seguirmi….

P.s.:E se il vestito nell’armadio non c’è più, lui nella mia vita, c’è sempre!

 

L’amore ai tempi del web

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Premessa: questo è il primo articolo che pubblico “quasi” in autonomia! So che impaginazione e foto non sono il massimo, ma abbiate pazienza, imparerò!!!

Come difendersi dalle truffe amorose online

“Ciao ciao salu sava bella femome scusa ciao signora! Senza voler farti del male ho voluto inviarti questo messaggio come una simpatia e nobiltà dalla quale vorrei in questo senso approfittare per dirti che sono un novellino di questa rete improvvisamente vorrei fare amicizia per riempire il vuoto che mi rode da un po ‘da quando è sempre piacevole fare nuove scoperte, cosa di cui probabilmente sai molto. Tuttavia, ti prego di inviarmi un invito seguito da una breve nota dopo aver ricevuto questo messaggio per restare in contatto meglio. Ti auguro un’ottima serata !!! Cordiali saluti …”

Spesso iniziano così, con messaggi più o meno strampalati e sgrammaticati sulla nostra pagina face book, richieste di amicizia che di amichevole non hanno proprio nulla! Ufficiali di stanza in Afghanistan, ingegneri minerari, rappresentanti di macchine, strafighi pazzeschi, uomini dal sorriso buono che ispira fiducia…bene, NON SONO MAI quelli! Sono ladri, truffatori, delinquenti, un’organizzazione potentissima e capillare che pare avere il suo centro in Costa d’Avorio,e praticamente impossibile da smantellare. Obiettivo: conquistare la fiducia di donne non giovanissime, magari sole, un po’ annoiate o infelici, che in testa, oltre ai primi capelli bianchi hanno ancora tanti grilli e magari sono inguaribilmente romantiche. Quella che segue è la cronaca dei miei “fidanzamenti virtuali” e alla fine, forte delle mie esperienze, alcuni consigli utili. Buona lettura!

 

In principio era  truffa vera…falsi gentiluomini raggiravano incaute signore e signorine assetate d’amore e, una volta conquistata la loro fiducia, rubavano soldi, gioielli e si dileguavano.

Con l’avvento del web e delle relazioni virtuali, tutto è cambiato.

Ci sono stati diversi megatrend, il primo l’eredità: dall’Africa ti contattava un sedicente avvocato, un tuo parente del Togo era morto senza eredi, stesso cognome – il mio, Baumgartner,  classico toghese! – quindi tu fortunata ereditavi milioni di euro. Avreste fatto a metà, lui li avrebbe portati direttamente in Italia ma per questo dovevi contribuire alle spese del viaggio e dell’apertura del conto segreto. Si passava alla richiesta di scambio foto documenti, indirizzo, telefono, e magari  Iban… L’unica volta che, per curiosità sono andata un po’ avanti, siamo arrivati  al suo passaporto, dove ahimè fra foto e data di nascita c’erano almeno 30 anni di differenza! Io ovviamente non avevo mandato nulla e ho fatto gentilmente  notare questo macroscopico errore, augurando buona fortuna per la prossima polla.

Poi c’è stata la serie dei generali americani di stanza in Afghanistan, tutti vedovi  con bimbi piccoli – ragazze, non sposate questa tipologia di uomo,  porta sfiga! – che puntualmente partivano per pericolosissime missioni e tornavano vittoriosi avendo depredato le tribù talebane di gioielli, lingotti d’oro e preziosi di tutti i tipi. E’ ovvio che tutti noi sappiamo che i talebani combattono con il Koh- i- Noor al seguito….con il mio generale, dopo esserci giurati reciproco amore e con la promessa che io avrei lasciato il mio cattivo marito, eravamo arrivati al punto che lui doveva spedirmi la cassetta con gioielli di inestimabile valore attraverso la Croce Rossa ma per questo aveva bisogno di soldi: il viaggio Afganistan-Milano non è che costi du’euro! Peccato che proprio sul più bello sia arrivato mio marito – per l’occasione generale (anche lui) della Polizia, mi abbia strappato il telefono di mano e lo abbia minacciato di terribili ritorsioni.

Ultimamente, avendo deciso di ritirarmi da sola al mare, in attesa che passi l’incubo Covid, ho molto più tempo. E quindi, visto che da tempo meditavo di scrivere questo pezzo, ho coltivato in contemporanea un sacco di fidanzati. Adesso ti contattano sempre da face book, ma molto anche da Instagram. Vi racconto queste storie, un po’ per fare due risate e molto per riflettere e non cadere preda di questi truffatori in rete.

 

Il primo si chiama Marcus Delaunay, figo della madonna, fisico da urlo. La prima che sceglie come possibile vittima è una mia amica carissima che, assurdo, conosce il VERO Marcus e quindi non dubita che sia lui, anche se non lo sente da un po’. La moglie morta di leucem

ia fulminante, lui  rimasto solo con tre figli da crescere….inizia a corteggiarla con messaggi sempre più espliciti. Lei è perplessa. Nel frattempo il figo contatta me e un’altra donna, pescata fra le mie amicizie. La cosa inizia a puzzare…la mia amica fa un po’ di telefonate e scopre che il VERO Marcus ha lasciato la Francia, vive lontano felice con la sua bellissima e vivissima moglie e che usino il suo profilo non gli importa un fico secco!

Lei lascia perdere, io continuo, lui mi bombarda di foto con i bambini, lui a torso nudo… secondo lui i suoi figli si chiamano Jean e Arthur, peccato che sul possente bicipite abbia tatuato in bellavista i nomi Felix e Charlie con relative date di nascita. I figli?” No, ti sbagli, ho tatuato i nomi del padre e del nonno..”ok, nati nel 2006 e nel 2009? “Ma no, quelle sono due date importanti del mio lavoro!” Bene, l’importante è trovare sempre una risposta, anche la più assurda, la più strampalata…

Nel frattempo la “terza donna” rapita dal fatto che questo bel figaccione la corteggi, ignora tutti i miei avvertimenti. Per esempio, tre Marcus con tre schede telefoniche diverse? La moglie morta alternativamente per leucemia fulminante e per incidente automobilistico? Scrivere e basta, senza mai farsi vedere? Lei dice che si parlano, c’è del feeling. Con me invece lui non vuole parlare e dopo pressanti richieste mi manda un video dove biascica parole incomprensibili….a lei dice che è in Mali, a me a casa sua a far da mangiare agli orfani….e quando io lo attacco accusandolo di essere un bugiardo e di dire cose diverse a me e a lei, si altera, dicendo che non mi devo permettere di parlare di lei, Laura (nome di fantasia) a cui lui tiene moltissimo. E mentre prima non sapeva nemmeno dov’era il Mali, improvvisamente non sono fatti miei dove lui sia: in Africa o a cucinare una crepe in Cote d’Azur, c’est la meme!

 

Io lo liquido dicendo che so benissimo che è un truffatore e cerco di far ragionare Laura. Per sentirmi rispondere che lei conosce poco sia lui che me, e quindi la sua parola vale quanto la mia. E lei “sente” la sincerità dei suoi sentimenti. Perfetto.

Archiviato Marcus, prendo in considerazione una richiesta su Instagram, solito figaccione con muscoli in vista, ci scambiamo i numeri di telefono per parlare su Whatsapp, la sua è una sim ivoriana anche se abita in Francia e si chiama – secondo lui – Machianito Cerullo. Questo fa il commerciante di macchine e in questo momento si trova in Mali – anche lui – per lavoro. Chiedo di vederlo, ma che strano, tutti hanno sempre insormontabili problemi alla video camera e non possono essere visti. Alle mie insistenze, mi manda un piccolo video che definire idiota è fargli un complimento, glielo scrivo e lui si offende molto: hanno un animuccio sensibile, questi truffatori…. Provo a richiamarlo con la video chiamata, non risponde e mi manda un messaggio  incazzato “a quanto pare sei tu che mi frega con le sue storie di videochiamate qui ed è quello che odio perché questo tipo di persone non sono tutte persone serie qui”.  Prendo atto di questa inspiegabile sfiducia nei miei confronti e mi faccio un giro online per cercare documentazione su queste truffe amorose che ormai mi appassionano, voglio saperne di più, apro un servizio de Le iene e…lo becco!!!! Lui, il mio Machianito, che ha rubato tutte le foto a un noto modello sudamericano che vive a Miami, Federico Diaz e che, col nome di Oliver Laroche ha fregato 5000 euro a una poveretta ingenua che si è rivolta LEI a Le Iene perché aiutassero LUI che era rimasto in Africa dopo che gli avevano rubato tutto…con uno stratagemma l’inviata della trasmissione riesce a farlo apparire in videochiamata ed eccolo, il bellissimo Mariachito-Oliver-Federico, molto meno figo e molto più nero, che contrito chiede scusa…salvo  riapparire con le stessa foto e mille altri nomi diversi per nuove, entusiasmanti truffe! Io gli scrivo senza mezzi termini che ho visto il suo brutto muso da ladro e la risposta è “Ah ok, allora ciao”. E il giorno dopo, con la stessa foto, mi ricontatta con il nome di Jean Arnaud. Sul suo stato di FB c’è scritto vedovo/vedova. Alla bisogna, cambia anche sesso. Che problema c’è?

E arriviamo al top. A questo, se davvero fossi stata ricca come gli ho fatto credere, avrei mandato volentieri dei soldi per quanto mi ha fatto ridere, di cuore, me e le amiche a cui lo raccontavo.

Si presenta come Kevin Williams, cardiochirurgo. Azz, abbiamo alzato il tiro! E inizia uno scambio di messaggi su whatsapp che è una gag continua. Dice di parlare 5 lingue, opera in un ospedale militare in USA, il primo video che mi manda è di un’operazione che ha fatto in Polonia, peccato parlino in spagnolo, perché? Semplice, la mia equipe era spagnola! E mi arrivano video di operazioni a raffica, protesi all’anca fatta passare per stomaco, un naso dove lui sostiene di stare inserendo l’oggetto che ha in mano – per inciso una protesi mammaria – e mi spiega serio che sta per mettere nella narice del paziente un congegno per farlo respirare meglio!!!!!!Con la protesi mammaria penso che lo ucciderebbe, risolvendo  così in maniera drastica ogni problema! Le operazioni a cuore aperto mannaggia non le trova sul cellulare, perché ovviamente tutti i cardiochirurghi si fanno i selfie con i cuori dei pazienti che stanno operando!

Quando le mie domande si fanno più pressanti, copia e incolla interi pezzi presi da wikipedia, dissertando sui problemi dei turbinati che si risolvono con l’inserimento di protesi mammarie. Ovviamente non si pone il problema che io, conoscendo lo spagnolo, comprenda quello che dice il chirurgo. E io fingo di credere.

Possiede un castello con 5 stanze da letto,  però non ci sta mai, sempre in giro per il mondo a operare,  ha un bambino che vive con la tata e lo ha  portato per un consulto ai denti dall’America alla Spagna (vedi foto), è stato tre mesi a Roma ma non ricorda nulla se non che dormiva nella Basilica di San Pietro . Poi ha ricordato, dopo che io gli ho fatto notare che manco il Papa dormiva dentro san Pietro, che no, in realtà era un motel;  vuole sposarmi ma ha investito tutto sull’acquisto del castello comprato per consolarsi della morte della moglie, e quindi ha bisogno di 1000 dollari per il biglietto aereo Ohio- Milano e certo che ci sono i voli diretti, come oso dubitare! Mi offro di fargli io il biglietto elettronico e mandarglielo per mail, ma NO!!!! non si può per via del Covid, fosse mai che lo infetto via etere! E’ una legge americana speciale, fatta da Biden appena insediato. E poi il biglietto glielo deve fare la direttrice del mega ospedale dove lavora, sennò non ci crede che lui parta per venire a sposarmi…Ma io, obietto, non sono a Milano e chissà quando torno, devi aspettare a venire. No, dall’ospedale mi hanno detto che  prendo ferie ora o mai più! E’ inutile, a tutto c’è una risposta! Accetto, pur di non perderlo, di mandare i soldi alla direttrice che guarda caso si chiama Osaguona Omoruyi Blessing,  e ha un conto con Poste Italia Verona, perché ovviamente E’ veronese, che diamine! E come mai – oltre ad avere le treccine rasta e 20 circa dalla foto – non ha un conto in America? “perché è una fiera cittadina di Verona, e vuol continuare ad esserlo!”

 

La serata, fra roventi dichiarazioni d’amore e promesse di felicità eterna, finisce con me che giuro che la mattina dopo farò il bonifico e aspetterò fiduciosa il suo arrivo. La richiesta da 1000 dollari è scesa a 700, ci posso stare….Ma io, che sono un po’ Sherlock Holmes –  anni di spionaggio a un fidanzato birichino mi hanno allenato – ingrandisco le foto delle operazioni, riesco a leggere il nome della clinica sulla cuffietta, cerco cerco e..trovo! Chirurgo plastico a Medellin, Colombia. Foto, video, tutto. Scrivo immediatamente all’ignaro dottore per avvisarlo – ma è una goccia in mezzo al mare, lo so, e trovo una sua foto mentre in aereo, business class, beve champagne. Perfetto per la mia grande uscita!
Apro l’account della mia banca, copio l’improbabile nome e cognome, l’Iban, la cifra, tutto. Ovviamente non do’ l’ok all’operazione e fotografo. La mattina dopo invio la foto al mio chirurgo. Che, nell’eccitazione di essere riuscito a truffare quella che lui pensa essere una donna sola e molto ricca, non mi chiede il CRO che comprova l’avvenuto pagamento. Anzi mi dice che ora prepara la valigia e apre la cassaforte con i gioielli che aveva conservato per me (magari aveva fatto a mezzo col generale afgano?) Subito dopo la foto del finto bonifico mando questo messaggio: “e nel frattempo, un’anteprima: Il Vero dottore XYS ti augura un buon volo! E io ti saluto, caro truffatore!”

E lui, con un colpo di coda da genio:  “Don’t under stand, yes that’s me, it’s my Spain name, love. Trust me!” Cioè, è LUI che quando è in Spagna opera con uno pseudonimo!!!! Beh, chapeau!!! Che poi è Colombia, ma sono bazzecole. E fra dichiarazioni di cuore infranto, ancora mi chiede se ho mandato i soldi… ti prego credimi, fammi venire e non te ne pentirai! E..”I am not a thief, I dont’ steal from you” non sono un ladro, io non ho rubato a TE! Si, ma solo perché non sono stata così stupida da mandarti i soldi… “Ti amo ti amo…ma hai detto che avevi mandato i soldi, lo hai fatto?” Bloccato, sipario.

L’ultimo fidanzato,  Nickolas Donald,  durato l’espace d’un matin, ufficiale inglese di stanza in Yemen, orfano cresciuto “negli orfanotrofi in casa”??? per sedurmi alle prime battute si è definito “una persona gentile e umile con un buon calore”. E col freddo porco che c’è qui in Sardegna, se lo sapevo prima, invece di comprare stufe costose e accendere camini, prendevo lui, no? Vabbè, speriamo nel prossimo!!!!

 

Piccolo vademecum  anti truffa

Diffidate – sempre – dai vedovi. Quando ricevete una richiesta andate a vedere gli amici che ha il candidato. Se è un generale americano, un commerciante di automobili francese, e fra gli amici ha quasi tutti ragazzotti della Costa d’Avorio, fatevi una domanda. Sempre se è un brillante avvocato e fra i suoi interessi l’unico è ascoltare “Radio Ivoire”, fatevi una domanda. Spulciate il suo profilo IG o FB, prendete quanto più notizie potete, se siete capaci usate il programma di Google Immagini, e provate a inserire la foto del vostro pretendente, potreste avere molte sorprese!

Certo, online nascono anche amicizie, amori veri. Potete iniziare  a conoscervi. Chattate su  Facebook o su Whatsapp. Controllate la provenienza della Sim. Se dice di essere americano e ha una sim africana, insospettitevi. Se sapete l’inglese, chattate in questa lingua se lui dice di essere americano o inglese. Se, come spesso succede, scrive un sacco di sfondoni, è il solito ivoriano con Google translator. Chiedete di fare una videochiamata. Se non si fa mai vedere, insospettitevi. Se si fa vedere e il tipo in video muove la bocca non in sinc con le parole dette, insospettitevi.

Se vi contatta da Instagram, ha 0 post, 10 che lo seguono e lui segue 1800 profili, insospettitevi.

Se  vi manda vocali con voce metallica o con strane pronunce, insospettitevi.

Se vi chiede soldi, scappateeeeeeeeeeeeeeeee

Truffatrici Donne

Ma perché solo i maschietti? No davvero!! Francesca Simone, fotografa, foodwriter, blogger, social media manager, detiene un primato del quale farebbe volentieri a meno; il suo profilo è saccheggiato e lei si ritrova ad essere di volta in volta Sissao, Viviana, Marie…le quali, con la sua faccia adescano abbindolano e ricattano maschi ingenui e vogliosi. La cosa più assurda è che quando scoprono che è lei le scrivono ricoprendola di insulti, come se lei si divertisse, con tre figlie e millemila lavori, a cambiare identità per truffare gli uomini. Poi, incredibile, chi le ha rubato l’identità le scrive usando le SUE foto. Alle rimostranze di Francesca rispondono: ma no, io metto le tue foto perché sono una tua fan. E  Francesca denuncia….

La Gallinata

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Iniziano oggi “le ricette con la storia” di Eduardo Busatto, cuoco giramondo dalle tante vite.

Sono nato a Rio Grande do Sul, la regione più meridionale del Brasile, vicino all’Argentina. Terra dove combatterono Giuseppe Garibaldi e Anita, colonizzata  dai Veneti prima dello risorgimento: Vicentini, Padovani,Trevigiani, Bassanesi. Li si mangia polenta, bigòl, fortaia. Si mette vino nei tortellini in brodo. E si beve il vino. tanto vino!

Sono cresciuto lì a mangiare “Risi e Gallina”, la Gallinata e quando ho letto ARTUSI, L’ARTE DI MANGIAR BENE ho trovato un passaggio dove lui parla di una ricetta di RISO ALLA CACCIATORA assaggiata durante un viaggio in  Veneto. Allora… abbino questa ricetta con quella che mangio da sempre.

Ingredienti per 4 persone

4 pezzi di gallina   ( dai, partiamo da un animale onnivoro che vive in libertà e ama razzolare il terreno in cerca di semi, erbe, etc…)

300g Riso del Delta del Po IGP ( ogni pezzo di gallina 80 g di riso)

1 Cipolla, 1 Carota,  1 gambo di Sedano,  1  Cipollotto

Passata di pomodoro 200 gr

Brodo vegetale, Olio extravergine d’oliva

Sale, Pepe, Prezzemolo, Grana Padano

 

Tritare la cipolla, la carota, il sedano e il bianco del cipollotto per il soffritto. Togliere la pelle dai pezzi della  gallina, condire con sale e pepe. In una Casseruola con un filo d’olio rosolare i pezzi di gallina; metterli da parte, buttare il soffritto e far andare fino ad appassire (se troppo asciutto , aggiungere un po’ di brodo. Rimettere  i pezzi di gallina nella casseruola e far cuocere un po’; aggiungere la passata. Quando inizia a bollire, aggiungere un po’ di brodo.

Far andare a fuoco medio basso un’oretta finché  la gallina non è cotta, aggiungendo brodo ogni tanto. Mettere  il riso e controllare la cottura, aggiungendo  brodo.

La gallinata è un piatto unico, il riso deve essere servito al dente, meno cremoso che il risotto però più umido e “ bagnato”.

Spegnere il fuoco, aggiungere il formaggio, il prezzemolo e la parte verde del cipollotto.

Mescolare delicatamente.

Servire ogni piatto con riso e un pezzo di gallina.

 

Grazie Ganesh! Incredibile India

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Kerala, agosto 2016, sono alla fine del mio viaggio da sola. Ho viaggiato in treno e in tuk tuk, arrivando sempre felicemente a destinazione. A Kochi ho fatto amicizia col gestore del b&b, che si offre di accompagnarmi alla stazione e aiutarmi a trovare il treno giusto. Devo tornare  a Trivandrum, nella clinica ayurvedica dove sono stata qualche giorno e dove ho lasciato la valigia. La mattina dopo alle 8, il volo intercontinentale che mi riporta a Milano. Nella stazione di Kochi c’è il solito enorme casino che contraddistingue questa nazione. Il mio amico va, si informa, torna sicuro con il MIO binario. Mentre ci stiamo dirigendo lì, capto al microfono una voce che dice “Trivandrum, railway n 4”.  “No no non ti preocupare, non è il tuo!” Ok. Salgo sul treno indicato da Syiad, mi siedo al mio posto. Dopo un’ora, passa il controllore, guarda il biglietto, me, e sentenzia: “Madam this train no good!!!” E io, anche un po’ piccata: Perchè no, questo è il mio posto, guardi! E lui: Madam, this train NO Trivandrum, but Mumbay!!!

Rimango paralizzata, riesco a chiedere a che ora a Mumbay? Domani alle 14.30. Sono le 15.30. Ok, seconda domanda: e ora cosa faccio? Scenda alla prossima fermata, XXXYYYY, fra un’ora. Ok e poi? Sul suo viso si stampa un’espressione: beh saranno cazzi tua, io che c’entro???? Due minuti di terrore, poi chiamo al cellulare  Syiad. Mi hai messo sul treno sbagliato. E ora? Il mio tono è abbastanza disperato. Lui riflette un attimo e dice: ti vengo a prendere io, arriverai a Trivandrum. Con cosa, col tuo tuk tuk???? No, organizzo una staffetta di taxi. Scendo alla stazione di XXXYYY, in mezzo al nulla. Dietro di me un poliziotto con la famiglia, che ha seguito la conversazione, mi offre di pernottare da lui. Gli spiego che non posso. E iniziano le ore  più lunghe della mia vita. Sono nella sala d’attesa femminile, pian piano tutte se ne vanno, diventa buio, arriva il poliziotto che mi guarda dubbioso, io comincio ad avere brutti pensieri: devo viaggiare tutta la notte con uno che non conosco, che di sicuro arriva con due tre amici, e se mi derubano e mi ammazzano?

Finalmente alle 8 di sera arriva con due amici. Inizia il “viaggio della speranza”. Perché, mentre le rotaie sono lineari e il treno passa anche sotto le gallerie, beh, le macchine no! Quindi non sappiamo quanto ci metteremo, in India non ci sono certezze , soprattutto sui tempi di viaggio. Peccato che, invece, il mio aereo della mattina dopo sia certo, certissimo!

A un certo punto cambiamo taxi, i suoi amici non possono guidare tutta la notte. Altra macchina, altra coppia di driver. Finisce che cantiamo a squarciagola tutti e quattro le canzoni americane della radio, all’una mangiamo ali di pollo piccantissime e alle 3 e mezzo del mattino, miracolo, sono nell’albergo di Trivandrum, ho il taxi alle 5.30 per l’aeroporto. Ho dormito di nuovo solo la notte dopo, nel mio letto di Milano. Syiad l’ho ringraziato dandogli una bella somma per aprire il suo personale b&b. Certo, era colpa sua, ma poteva anche dirmi: arrangiati! E invece si è fatto dodici ore di viaggio per aiutarmi. Ergo, noi donne sappiamo districarci da OGNI SITUAZIONE. E, grande insegnamento, non fidarsi mai di NESSUNO!!! Solo di noi stesse. E voi, da quale grande casino vi siete tirate fuori, viaggiando? Mi piacerebbe saperlo

P.s.: grazie Ganesh, dio che rimuove gli ostacoli!

Pennette “Minchia che bone!” con genovese di baccalà

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Inizia questa settimana la collaborazione con Titti De Simone e la sua “cucina porcella

Porcella perchè le sue ricette sono supergolose, di quelle che fai la scarpetta e poi ti lecchi anche le dita…iniziamo con la genovese di baccalà, che sembra lunghissima ma in realtà fa tutto da sè. E nelle ore che la cipolla “pippia”, si può fare di tutto. A voi la scelta….

 

Ingredienti per 4 persone

500 gr di filetti di baccalà ammollato

1 kg di cipolle bianche o bionde

1 carota

4/5 pomodorini secchi

Aglio, Sale, Peperoncino, Olio extravergine d’oliva

 

In una pentola capiente rosolare in 4/5 cucchiai di olio uno spicchio d’ aglio, mezza cipolla e la carota a piccoli cubetti. Lasciar appassire. Aggiungere poi tutte le cipolle (meno metà) tagliate a fettine sottili e lasciarle cuocere per almeno un’ora. Se l’acqua che perderanno  non è sufficiente, aggiungerne un bicchiere. Aggiungere i pomodori secchi a pezzettini (in mancanza per dare un po’di colore si può usare anche del concentrato di pomodoro). A parte, in una padella, tagliare la cipolla tenuta da parte  e farla rosolare in un po’ d’olio. Depositarvi poi il filetto di baccalà ammollato (io lo faccio anche con la pelle che adoro!) a pezzettoni di circa 2 cm x 2cm, farlo rosolare ed insaporire per una decina di minuti. Adagiare il baccalà scottato nelle cipolle che stanno cuocendo in pentola e lasciarlo andare ancora per un paio di ore, fino a quando le cipolle non assumeranno una consistenza cremosa.

Si otterrà  un sugo per la  pasta,  meglio se rigata così da raccoglierne tutto il sapore. L’essenziale è mantecarla  con il sugo qualche minuto prima che raggiunga la cottura, quindi bene al dente. Odio la pasta scotta, non mi affido quasi mai al minutaggio sulla confezione, ma la assaggio. E poi la manteco con molto amore, acqua di cottura ed un goccino di olio, se necessario.

Trucchi e gusti:

Nella versione classica, si mettono a rosolare le costine di maiale ed il muscolo nella cipolla sin dall’inizio, la carne si sfalda confondendosi con la cipolla inun  piatto gustosissimo.

In questa versione aggiungo il pesce a metà cottura per evitare che accada la stessa cosa, preservando l’integrità del pesce.

Si può usare anche il polpo (precedente cotto), il pesce spada o il tonno.

Di solito io preparo la genovese in quantità industriali e poi ne congelo porzioni per pasti veloci. Questo trucco furbo serve a ridurre l’impatto ambientale ed avere più tempo per voi e le cose belle della vostra vita.

Buon appetito!

@A cucina do Sole

 

Titti De Simone

Mi chiamo Titti, sono napoletana e vivo a Milano dal lontano 2007.

La mia cucina parla di me, delle cose in cui credo, delle persone che amo, dei sapori a cui sono affezionata, del mio modo di affrontare la vita. Stagionalità degli ingredienti, consumo etico delle risorse, piatti golosi e veloci: sono queste le mie priorità. Lavoro full time come infermiera  ho due figlie e molte passioni, poco tempo per i fornelli ma tanti trucchi e creatività per riuscire a conciliare tutto senza dimenticare il gusto.

Voglio condividerli con voi attraverso queste pagine.

Spero che ci terremo buona compagnia!