Gli occhi golosi e curiosi di Gianni Mercatali

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Gianni Mercatali alle prese con una bistecca di Dario Cecchini

Gianni Mercatali, il pr per eccellenza. Da Firenze al Forte dei Marmi, dalle macchine di lusso agli champagne millesimati, lusso e buon gusto sono il suo regno.

Se ti dico gourmand eyes, così senza pensarci, a cosa li associ?
Penso ad uno sguardo “arrapato” davanti ad un buon piatto che 99 su 100 sarà non di uno chef a 3 stelle ma il piatto della propria memoria gustativa.

Occhi golosi, curiosi…i tuoi sono occhi che hanno visto tanto, che hanno scritto tanto. Di cosa sei ancora capace di essere goloso, curioso?
Io sono goloso delle mie passioni, le passioni più forti sono quelle ormai consolidate nella mia anima e persona, quindi dalla cucina di casa ai vini del contadino alle automobili che mi hanno sempre appassionato fin da quando avevo quattro, cinque anni. Amo particolarmente le auto post belliche, quelle che vedevo passare una volta l’ anno da Porta Romana a Firenze, in occasione della 1000 miglia. Mia madre appassionata mi portava fino dalle sette del mattino quando passavano le prime auto , fino ai bolidi Ferrari, Aston Martin che di solito transitavano da Firenze intorno alle 13. Un’altra mia passione è la musica, il percorso è lo stesso, le canzoni ascoltate negli anni 60, l’adolescenza, legate alle prime emozioni sentimentali e anche sessuali.

Amore, cibo, vino: in ordine di preferenza, parliamone!
Amore per primo, dove vorrei comprendere l’amicizia, che è anche amore. Considerando il primo amore quello per la famiglia, poi da adolescente le ragazze che mi sono sempre piaciute, l’amicizia degli amici di strada, stavo in una via privata e, nonostante il giardino, giocavamo in strada, a 50 metri da casa nostra abitava Oriana Fallaci, amica di mia sorella. Per tornare all’amicizia, questo sentimento si è sviluppato fin dalle elementari, tuttora una volta l’anno riunisco ormai da 30 anni gli amici della prima elementare a cena, eravamo 32 e fino a due anni fa c’eravamo tutti! L’amicizia che non finisce anche se non ti vedi mai. E il primo amore per Gabriella, in terza elementare…
Per il cibo ho un certo rispetto, perché mio padre nella seconda guerra mondiale è stato prigioniero, ha sofferto la fame, e dunque a casa mia non si sprecava nulla, a cominciare dalla ribollita fatta per usare il pane avanzato; mia nonna romagnola madre di mio padre era cuoca alla pensione Annalena di via Romana, con un pubblico di inglesi e francesi che per studio e turismo culturale stavano mesi a Firenze; fu lei ad insegnare a mia madre fiorentina alcuni segreti di cucina. E io sono cresciuto con una buona educazione al palato; non cucino ma so dare precise indicazioni a chi lo fa.
Per il vino, ho un gusto molto legato al vino del contadino, fino a quando stavo in famiglia, il vino bianco era Albana di Romagna e il rosso un Sangiovese preso da un amico che aveva la fattoria, in damigiane. Chi mi ha insegnato a bere il vino non per dissetarmi ma per gustarlo come alimento, è stato Giorgio Pinchiorri nel 1974; iniziai a frequentare l’Enoteca – quando era solo un’enoteca – e i primi vini francesi importanti li ho bevuti lì. Adesso io preferisco i vini di pronta beva, giovani, perché il vino continuo a considerarlo oltre a un alimento, una bevanda. Poi ho una grande passione per lo champagne, al quale sono affezionato anche sul piano culturale e sentimentale.

Un’esperienza d’amore che vuoi raccontare.
Si dice che il primo amore non si scorda mai. Vorrei raccontarne due, perché hanno una
caratteristica in comune. Il primo incontro per entrambi, a distanza di 20 anni nello stesso giorno di Ferragosto. Il primo è sbocciato in me quando avevo vent’anni in piazza della Signoria a Firenze: lei parigina di 16 anni, fu amore a prima vista. Persi la testa e ci conoscemmo subito. Un amore come quello di Prevert, vissuto intensamente, che dopo 4 anni si trasformò in amicizia. La sento ancora per gli auguri. L’altro invece è nato quando avevo 40 anni. A una cena di amici, nella campagna lucchese, ho visto questa persona e ho pensato: questa è la donna della mia vita. Nato tutto in 10 secondi. Quest’anno saranno 33 anni che viviamo insieme. Senza dimenticare, naturalmente, la mia prima moglie, con la quale ho vissuto anni felici e intensi, indimenticabili e che mi ha reso padre orgoglioso di Lorenzo! Ogni età ha i suoi amori ed io penso che questa sia l’età giusta per avere accanto una donna come Flavia, che davvero amo come il primo giorno.

Sesso?
Io concepisco il sesso legato all’amore, è la cosa più bella del mondo, il sesso senza amore è una cosa divertente, proprio due cose completamente diverse. Ricordo il sesso fatto con amici, uscire, imbroccare e finire la serata con queste ragazze, non c’è un episodio particolare; l’amore più bello è stato quello che ho fatto quando ero innamorato ed essendo di solito un solista e monogamo, non ricordo di aver mai avuto una doppia storia parallela.

Il sesso è stato come te lo eri immaginato da piccolo? Meglio, peggio?
Io non ci avevo capito molto sul sesso, l’educazione sessuale è stata on the road, è stata veramente una scoperta, ha avuto un suo fascino però anche dei limiti, come imparare una lingua senza aver studiato la grammatica, io non ho mai studiato il kamasutra, ma me la sono cavata.

Tu sei un raffinato gourmand, ami mangiare, sperimentare. Il cibo può essere sensuale?
Sulla sensualità del cibo non ci ho mai riflettuto né mi interessa più di tanto, direi che trovo erotico il modo con cui una donna mangia, apre la bocca, mastica, prende con le mani qualcosa, la gestualità dell’alimentarsi ha aspetti erotici, vorrei dire guardo come mangi e penso come trombi. Prendiamo un’ostrica, la donna con la forchettina la estrae e ci mette la salsina di limone, se invece la prende, con educazione la mette in bocca e tira su e succhia, è un atto erotico e anche eroico!

Mangeresti ad occhi chiusi?
No! Il mangiare lo si percepisce con più sensi, ad una cosa che non vedo tolgo delle caratteristiche che ha, come non farei l’amore a occhi chiusi.

Hai mai conquistato una donna con il cibo? Racconta!
No, semmai il contrario, è successo l’ inverso nella mia vita! Ricordo di essere stato a casa di un’amica, i tre anni che sono stato separato, in modo non malizioso, fece una cena straordinaria, sarà stato il vino non lo so…. ma si fece una bella trombata!

Cucinare insieme ad una donna può essere erotico?
Non lo ho mai fatto ma sicuramente lo è, dipende dai piatti che prepari, pensa ai piselli da
sbucciare oppure l’insalata di pecorino e baccelli, li fai sbucciare a lei, la pasta fatta in casa, il pane da impastare, quanto erotismo …

Il tuo sogno proibito in campo culinario?
Non uno particolarmente però mi hanno incuriosito immagini di donne nude su cui si appoggia il sushi, ma mi fanno più ridere che erotizzarmi, come i film porno che mi hanno fatto ridere vedendoli con gli amici!

La cosa più divertente che hai fatto da ubriaco.
Nel 1980 a Firenze, al ristorante Il barrino di Gino Paoli, una sera, dopo un evento che avevo organizzato per Pitti casual, portai a cena a mezzanotte Renzo Arbore, Monica Vitti, Renato Pozzetto, Roberto Benigni, Luciano Salce. Abbiamo iniziato a bere a mezzanotte e abbiamo finito alle 4. Siccome tenevo abbastanza in mano la situazione, ricordo di aver contato 22 caraffe di prosecco bevute. Eravamo 14 persone per quasi 2 bottiglie a testa. Sbronza con amici e risate a più non posso. Roberto Benigni recitò qualche verso della Divina Commedia, Arbore intonò alcune canzoni napoletane e mentre tutti alle 4 di notte chiedevano un taxi per rientrare in albergo, Renato Pozzetto ad alta voce: “per me, un’ambulanza con flebo e stereo perché voglio tornare a Laveno dalla mia mamma!!!”.

Il tuo codice erotico nel bicchiere.
Non vorrei essere scontato, champagne o lambrusco, lo champagne ha un erotismo più
acculturato, nel lambrusco io – da mezzo romagnolo quale sono – vedo qualcosa di country, con bollicine allegre!

Cibo del cuore.
Un po’ quello della memoria, una memoria fatta di odori, la memoria olfattiva, profumi di 40 50 anni fa, il ragù di fegatini di pollo. Li faceva la nonna in Romagna e me li fa mia moglie, sono socio fondatore dell’accademia frattaglie con Oliviero Toscani e altri goderecci, il famoso quinto quarto: interiora di animali e anche dei pesci, dal caviale fino al cuore di tonno.

Bevanda del cuore.
Lambrusco, e poi whisky, ho cominciato a berlo a 14 anni, perché nel bere whisky appoggiato al banco del bar a casa, mi pareva di essere in un film americano, il tumbler di whisky in mano ti dava un certo tono.

Donna del cuore.
Una che abbia molta testa, mitigata dalla sua sensibilità, esaltata dalla sua sensualità.

Cosa vorresti davanti agli occhi, ADESSO?
Marina Baumgartner.

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Marina Baumgartner
Marina Baumgartner, romana di nascita e fiorentina d’adozione, vive e lavora a Milano, città che adora. Giornalista, ha scritto di viaggi, di persone, di storie fantastiche, di Paesi lontani. Ma anche di cibo e vini buoni, due grandi piaceri della vita. Lavora come copywriter per un’agenzia fiorentina, piena di belle idee e di bella gente. Ama viaggiare, molto spesso da sola, la buona musica, essere innamorata, le bollicine, gli spaghetti al pomodoro, la solitudine di fronte al mare, gli abbracci e gli amici veri. Scrivere è il suo respiro.

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