Paris toujours parte seconda

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Eccomi al secondo giorno parigino.  Prima una meravigliosa colazione nella mia boulangerie preferita nei pressi dell’albergo:http://Aux Peches Normands, 9 rue due Faubourg du Temple, dove vengo sempre. Dolci e salati fantastici, mi arrampico su uno sgabello e divoro il mio croissant ai lamponi, con la pasta a righe rosse, wow! Bellissimo e altrettanto buono,  merita! Con massimo 5 euro faccio una colazione super, mentre in hotel costa 11,  davvero troppo! La mia prima meta – obbligata, sempre un bagno di bellezza –  è la Fondation Louis Vuitton. Dopo una full immersion nelle opere d’arte, salgo alla terrazza, bellissima, un altro dei punti privilegiati da cui si gode una vista magnifica di Parigi, Tour Eiffel inclusa. Gratis. Adoro questa terrazza su più piani, ogni angolo uno scorcio diverso. Mi scelgo una comoda panca per il mio spuntino, una mini quiche comprata dove ho fatto colazione e acqua di cocco messa nella mia borraccia. I miei pranzi in giro, e anche a casa, sono sempre frugali. I miei veri pasti, colazione e cena.

Ed è arrivato il momento di emozionarmi: la nuova Maison Dior, che non ho ancora visto, in Avenue Montaigne al numero 30, https://www.dior.com, nella zona dei Grands Boulevards. 1000 metri quadri di sogni, dove io mi perdo, respiro, immagazzino bellezza. Penso di essere rimasta più di due ore, decidendo che sì, valeva la pena di pagare 9 euro un caffè al banco solo per stare lì a guardare con calma cose e persone, che volevo a tutti i costi sedermi a una delle loro tavole apparecchiate e farmi fare una foto dalla commessa gentilissima, che volevo, per un po’, sognare di essere ricca. Sono passata attraverso salottini di prova con la moquette spessa e morbida, fantasmagorici mazzi di fiori sui tavolini e bottiglie di champagne. Mi sono fermata nel Giardino d’Inverno a godermi le piante, i divani, la vista e sentendomi parigina in ogni mia fibra. Finchè una signorina carina ma ferma mi ha comunicato che me ne dovevo andare, perchè a breve ci sarebbe stato un evento privato. Il bagno di bellezza era terminato ed io ero felice. Tornata in albergo a cambiarmi, ho preso il taxi all’andata e al ritorno – contravvenendo alla mia ferrea regola: Parigi solo a piedi o in metro- Ma le regole sono belle anche per essere infrante, no? La rigidità non mi appartiene, mai! Mi sono messa il mio cappello da zarina, regalo di un’amica carissima e molto parisienne, e sono andata in un romantico ristorante nel cuore del Quartiere Latino, Le Coupe Chou,  11 Rue de Lanneau. Era uno dei miei luoghi del cuore, in coppia. Non so se ho fatto bene ad andarci da sola, vestita e truccata come per un appuntmento galante. Il cibo era buonissimo, foie gras eccellente, formaggi saporiti accompagnati da un chutney, una creme brulèe servita gelida, che mi ha lasciata perplessa. Lo ho fatto timidamente notare, mi è stato risposto che la loro ricetta era così! Beh, quando i parigini ci si mettono, riescono davvero ad essere simpatici! Del resto, gelido il dessert, gelida l’atmosfera con il camino rigorosamente spento, gelida la cameriera a cui interessava solo farmi prendere il piatto principale, oltre all’antipasto e al dolce. Che magari nel mio stomaco non ci stava ma lei, comunque, doveva provarci. Quello più economico costava 26 euro e lei per convincermi mi diceva “ma le porzioni sono piccolissime!” Ok, il modo giusto per farmi dire di sì. La saletta era vuota, fredda e ho capito che non ci sarei più tornata. 60 euro di conto, 60 di taxi, penso che con 120 euro, nel mio amato Canal St Martin, avrei fatto una signora cena! Ma gli errori servono proprio per non essere ripetuti. Dunque, in coppia e con temperature miti, Le Coupe Chou resta un posto delizioso, una fuga di piccole salette  del XIV, XVI e XVII secolo, di grande fascino. Da sola e col freddo, jamais! E come si diceva nei temi, stanca ma felice, me ne sono andata a dormire dopo un ultimo sguardo ai tetti di ardesia. Mi resta ancora un giorno e mezzo. Parigi, quanto ti amo!

 

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