Il Romeo Che Non Ti Aspetti di Chiara Giuntoli

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È San Valentino e tra poche ore mi vedo con il bellissimo Cosimo. Non siamo mai usciti da soli prima d’ora, lui ha pensato che una cena insieme nel giorno degli innamorati fosse un ottimo pretesto per conoscerci meglio e ha prenotato in un ristorante esclusivo e molto elegante. Non mi sembra vero che un dio greco scolpito da Michelangelo come lui si sia interessato a me, perciò mi stringo in un sofisticatissimo abito nero che fa risaltare favolosamente il mio vitino da vespa, passo circa un’ora allo specchio per disegnare due linee di eyeliner che siano almeno sorelle, saluto il mio gatto ed esco.

Lui mi sta aspettando in una splendente Audi sportiva (è passato a prendermi, che gentiluomo!) bello come non mai con la giacca blu che fa splendere i suoi occhi di zaffiro. Appena apro la portiera vengo investita da un odorino di sudore che mi provoca un piccolo conato di vomito; pace, sappiamo tutti che la perfezione non è di questo mondo. Parcheggia sul posto riservato agli handicappati “perché è il più vicino” (eh già, magari chiediti il motivo). Qui la cosa comincia a puzzare, e non parlo dell’odore di sudore .

Quando apro il menù del ristorante mi sento svenire: 40 € per un risotto ai funghi, menomale che paga lui! Mi sento in imbarazzo, non voglio che spenda troppo per me, ma lui con quel bianchissimo sorriso da pubblicità di dentifricio mi dice di scegliere quello che voglio. Nel frattempo arriva il cameriere (che il dio greco chiama con uno schiocco di dita, non proprio il massimo dell’eleganza) per l’assaggio del vino. Sceglie – per entrambi, senza chiedermi cosa preferisco- un rosso pregiatissimo. La scena è imbarazzante: gira il bicchiere, lo guarda da una parte, poi lo scruta da un’altra, poi lo guarda chiudendo un occhio, poi l’annusa, anzi lo sniffa, poi chiude gli occhi in estasi… il cameriere comincia ad avere un’aria disperata. Dopo un’eternità arriva il verdetto: il vino va bene, e chiede anche una Coca-Cola. Con il vino. Boh. Il cameriere, nascondendo abilmente i suoi pensieri, torna in cucina.

La cena prosegue tra un boccone di fiorentina e un sorso di vino rosso: parla sempre lui, un sacco di battute sulle donne che non sanno guidare, mi ripete continuamente che è pieno di soldi, per non parlare di quando appoggia il bicchiere sul tavolo con tanto vigore che un fiotto di vino va a macchiare la candida tovaglia. Di nuovo boh. Non mancano nemmeno scene degne dei film soft porn più scadenti: secondo lui succhiarsi il dito sporco di sugo con fare ammaliante per poi passarmelo sulla mano alla Christian Grey dev’essere il massimo della seduzione…fino a quando un pezzo di carne gli si incastra tra i denti perfetti, e inizia a perlustrarsi tutta la cavità orale con il dito, senza preoccuparsi di mettere almeno l’altra mano davanti alla bocca. Gli faccio gentilmente notare che se ha bisogno di uno specchio il bagno è in fondo alla sala, ma lui mi risponde: “ Mica farai come mia mamma vero? Aiutooo….

Arriva il dessert, il semifreddo al pistacchio e rum si è un po’ sciolto ma Cosimo non si fa problemi, prende il piatto con le due mani, se lo porta al viso e lo pulisce leccandolo. Ormai credo di avere un gigantesco BOH stampato sulla faccia. La cena giunge faticosamente al termine, e a lui scappa un ruttino – la Cocacola ha fatto il suo effetto .Non mi ero sentita così in imbarazzo da quando mio papà – ubriaco fradicio – alla cena di classe delle elementari cantò al karaoke “Felicità” di Al Bano e Romina Power. Dopo questo momento di pura poesia mi dice quanto io sia bella, tenendo a precisare che lui adora le donne con il sedere grosso (come, scusa?). All’improvviso il suo telefono suona. Si alza di scatto dal tavolo “devo andare subito via perché ad un mio amico si è fermata la macchina!”Mi lascia il conto da pagare perché “tanto voi donne avete la mania di essere trattate come gli uomini, almeno ti tolgo il problema”.

Dopo aver pagato una cifra assurda (il lord aveva ordinato l’impossibile) mi trovo fuori dal ristorante al buio, a piedi e con i tacchi, ormai diventati peggio di una scheggia sotto un’unghia. Chiamo un taxi, entro in casa, mi libero delle scarpe assassine e del vestito che mi sta impedendo di respirare, infilo la tuta di pile con Tamburino – Primark 10 euro – metto su una playlist rilassante su Spotify e con in mano un (altro) bicchiere di vino mi scaravento sul divano insieme al mio gatto: vieni Romeo, ora si che è San Valentino.

 

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