Travel & Love

Cronaca semiseria di una giornata tipo col mio ragazzo

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Questa è la cronaca di un tranquillo giorno di maggio, di pochi anni fa. Mi fa piacere pubblicarlo oggi, in questo surreale periodo di calma piatta, per ricordarmi che, un tempo neanche troppo lontano, io vivevo COSI’.

Se non arrivate a leggere tutto, avete la mia comprensione. Tenete conto che io, invece, in fondo ci sono dovuta arrivare. Maggio, prima uscita in mare col gommone noi due da soli. Io salto a bordo, lui butta la felpa. In mare. Mi precipito a prenderla prima che affondi e mi trovo con la cima slegata, sola e senza chiavi del motore, verso l’uscita del porto. Il tempestivo intervento del ragazzo del diving impedisce che io risulti dispersa in mare. Usciamo e cerchiamo un posto riparato per ormeggiare. Tentativi tre, e io ogni volta tiro su a mani nude un’ancora di 5 chili con la catena. Con l’attrito dell’acqua è pesantina, non essendo io un nerboruto marinaio. Al quarto tentativo sembriamo aver trovato pace,  ma lo scarroccio ci porta a un cm dalla catena dell’ancora di un’altra barca. Mi alzo di scatto per collaborare e mi vola in mare il mio adorato asciugamano nuovo fucsia,  che affonda inesorabilmente in tre metri d’acqua. Seguono miei comici tentativi di recuperarlo, sporgendomi col mezzo marinaio fino all’inverosimile. Nulla. Arriva una coppia più giovane e più atletica e ce lo recupera in un nano secondo. La gioia e’ molto maggiore dell’umiliazione. Felice faccio un tuffo e per poco ci resto secca, acqua a meno venti. Intermezzo tranquillo di picnic con decine di pesci che ci saltano attorno nutriti dai nostri cracker. Ti andrebbe di spostarci vicino a riva, così se vuoi fai una passeggiata sulla spiaggia? Io: certo, amore! Ci ormeggiamo vicino a una bianca spiaggetta, io scendo, nuoto, cammino, torno e….il gommone è  a riva!!! Lui deve stare ai comandi, quindi chi spinge? Indovinate! Al decimo inutile frustrante tentativo si avvicina una tedescona atletica che mi urla “Brauchen Sie Hilfe? “ Il mio disperato Jaaaaaaaaaaaa  la convince  e insieme (cioè LEI) riusciamo a disincagliare il gommone.

Paghi della giornata, torniamo e l’ormeggio va oltre ogni mia rosea previsione. Niente e nessuno cade in acqua. Io salgo e scarico tutto, dai che mi riposo un’oretta. Porta di casa… Marì, i telefoni…lasciati in bellavista sul sedile del gommone. No problem, si torna. Tira la cima, salta, recupera, macchina, casa di nuovo. Marì…..mi sa che abbiamo (plurale maiestatis) lasciato la chiave del motore inserita nel quadro, ma che ci frega? Veramente ci frega.  Evvai, si torna giù al porto e si rifà tutta la procedura! Alle 19.15 varco la porta di casa. Preparo un Rossini frullando le fragole, menta, prosecco, olive, formaggio, prato e mare davanti. Un sogno. Poi doccia e cena fuori. Il dopocena consiste nel montaggio di un filmato con le immagini di Kim Jong Un e la voce del nostro. Io devo fare due brevissimi interventi. Lui si incazza molto perché vado fuori sinc. Il giochino dura fino all’una e mezzo. La mattina dopo partiamo con il volo delle sette perché la sera  c’è spettacolo a San Giovanni Rotondo, bazzecole. Inutile dire che io mi sono divertita moltissimo.

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Marina Baumgartner, romana di nascita e fiorentina d’adozione, vive e lavora a Milano, città che adora. Giornalista, ha scritto di viaggi, di persone, di storie fantastiche, di Paesi lontani. Ma anche di cibo e vini buoni, due grandi piaceri della vita. Lavora come copywriter per un’agenzia fiorentina, piena di belle idee e di bella gente. Ama viaggiare, molto spesso da sola, la buona musica, essere innamorata, le bollicine, gli spaghetti al pomodoro, la solitudine di fronte al mare, gli abbracci e gli amici veri. Scrivere è il suo respiro.

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