Eat & Love part 3

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Ci sono le cene che prepari nei minimi dettagli, tovaglia coordinata con i piatti, scegli le posate in oro (finto!) o argento (vero), tutto bianco o con un tocco di colore, i segnaposti anche se siete due, un fiore, le candele,  i bicchieri più belli…una gioia per gli occhi. Le tovaglie quasi mai arrivano intonse alla fine della cena e in genere per terra, nell’area che occupa LUI, ci sono in ordine sparso, pezzetti di crostini, briciole di patatine, noccioli di olive. Essendo la distanza fra lui e la tavola di un metro un metro e mezzo, questo è il minimo che può capitare. Ma, come dicono in Francia, c’est la vie. E succede che anche durante le cene più perfette sia in agguato la catastrofe. Io ho molte manie, la maggior parte innocue. Colleziono di tutto, fra le cose di famiglia e i mercatini del mondo: elefanti, tazze e tazzine, bicchieri. Appunto, bicchieri. Ho due nicchie nella stanza da pranzo, con mensole di cristallo, dove si potrebbe fare la mappatura del mio DNA. Su una mensola, una collezione di bellissimi bicchieri di cristallo di Boemia, un po’ della nonna austroungarica Sophie, altri comprati in una minuscola bottega antiquaria a Praga. Quella cena, mi ricordo, era all’insegna delle candele, sparse ovunque, sulla scala che porta in mansarda, sul tavolo, sulla mensola bassa di cristallo; sopra, quella con i bicchieri. Mi giro,  mi cade l’occhio su una crepa…non faccio in tempo a dire ah che la crepa avanzando velocissima spezza in due la mensola e i miei bicchieri boemi si frantumano per terra. Uno solo resta in bilico e riesco ad afferrarlo. Attonita, guardo lo scempio, io che ho con i miei oggetti un rapporto simbiotico perché ognuno mi parla raccontandomi la sua storia…IO, IO ho causato questo!!! Disperata alzo gli occhi verso il signor Lustrini in cerca di conforto e mi arriva “Ah Marì, così te impari con ste cazzo de candele!”  Amen.

Tante sono le cene da ricordare, nel bene e nel male, nelle incazzature e nelle risate. Ma quelle che amo di più sono le cene sulla spiaggia, decise in cinque minuti, il tavolino, le flutes di plastica con i pesciolini, l’aria festosa da picnic, le ostriche aperte in mare e mangiate bevendo birra…la libertà.

Tanti anni fa, quando tutto era più facile, arrivava la telefonata, di mattina: andiamo a cena in Sardegna, stasera?  E io partivo, una borsa da cui spuntava un ciuffo di basilico. Uno spaghetto al pomodoro, una notte d’amore e il giorno dopo via, ognuno rientrava alla base. E non c’è nulla, di questi tempi, che faccia meglio di ricordi che sembrano film. Però, io li ho vissuti.

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