Eat & Love part 7

Mare e Fuoco

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Per anni ce ne siamo andati in giro in barca, liberi, felici, vivendo mille avventure  in compagnia di marinai ognuno con una vena di follia. Da Gerardo, che durante il weekend di prova in Croazia, non capendo il perché dei disperati segni da terra, ha schiantato un’elica su una secca,   “che volete che sia, centomila lire e passa la paura “…Un milione negli anni 90. A Enzo, pescatore sub bravissimo che tornava sempre con la cena…e l’unica volta  che non aveva preso niente si inventò che era caduto un turista dalle rocce,  si era inabissato proprio dove lui pescava e lui lo aveva tratto in salvo, era emerso- o forse prima era emerso? se lo era caricato sulle spalle sanguinante ed era andato a cercare soccorsi.  “Per questo non aggio pescato…” Ah, la fantasia napoletana, chi la batte? Poi Beppe, veneto, che nel  cucinino della barca rideva, improvvisamente e fragorosamente, da solo. Tutti con un tratto in comune: bravi a cucinare. Ma mentre gli altri due si consigliavano  con noi, Beppe instauro’ una dittatura. Ovvero: io cucino e lavo i piatti, quindi si fa come dico io. È  così che alle Eolie con 40 gradi ho mangiato gulasch e polenta, che nella patria del cous cous  ho gustato risotti ai funghi e al radicchio, bevendo un robusto Teroldego rosso. A un certo punto della sera attaccava il menu su una colonnina, e zitti tutti. Ogni tanto, con grande nostro giubilo,  faceva gli gnocchi.  E quando l’amico burro-dipendente si impadroniva  della cucina,  venivano giù madonne a ripetizione. Ma ci sono state anche le cene magiche, come quella del Redentore a Venezia in mezzo al Canal Grande,  una miriade di barche con cui scambiarci cibo ed emozioni…le cene in rada, illuminati solo dalla luce delle mie candele,  dagli altro chiamate il cimitero. No, non ho mai dato fuoco alla barca. Devo dire di averci provato solo una volta, seriamente.  Barca in porto,  usciamo da soli io e Mr Lustrini con un bel programma di snorkeling coccole e spaghettino che, dopo il lungo bagno, ci sta tutto. Preparo il sugo e, non so perché, decido di farlo flambè.  Butto un goccio (forse più di UN goccio) di liquore, faccio saltare gli spaghetti in padella e, olè, un’enorme fiammata va ad abbattersi sulla parete di plastica dietro ai fornelli, che da beige si trasforma in nero intenso….Disperata corro in coperta ad annunciare il disastro che però viene accolto con assoluta flemma britannica. C’è da dire che MrLustrini non è assolutamente attaccato alle cose, né le sue né quelle degli altri. L’unica volta in cui lo ho visto leggermente alterato è quando – sempre in barca –  noi fanciulle giocavamo a farci disegni con biro colorate sulla schiena e ci siamo appoggiate al divano di alcantara color panna, che ci ha restituito i nostri disegni in fotocopia. Beh, lì la flemma è un po’ venuta meno, e sono riuscita a capire solo la prima parte della frase: “perché non andate  tutte  a….” Chissà che avrà voluto dire?

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Marina Baumgartner, romana di nascita e fiorentina d’adozione, vive e lavora a Milano, città che adora. Giornalista, ha scritto di viaggi, di persone, di storie fantastiche, di Paesi lontani. Ma anche di cibo e vini buoni, due grandi piaceri della vita. Lavora come copywriter per un’agenzia fiorentina, piena di belle idee e di bella gente. Ama viaggiare, molto spesso da sola, la buona musica, essere innamorata, le bollicine, gli spaghetti al pomodoro, la solitudine di fronte al mare, gli abbracci e gli amici veri. Scrivere è il suo respiro.

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