Lotta all’ultimo inchino

e non ho vinto io

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Durante un giro in un grande magazzino di Oita, il paese in cui è nata mia madre e prima ancora i suoi genitori, ho accidentalmente fatto cadere una campanella in finissima porcellana esposta nel reparto casalinghi. Prendendo la campanella dal nastrino di seta posto in cima, questo mi è rimasto in mano mentre la campanella si è frantumata a terra spaccandosi in mille pezzi. Il desiderio di sprofondare sottoterra era solo secondo al bisogno di far capire che non fosse colpa mia bensì del nastrino che era stato legato male. Lo sguardo di mia madre però in quel momento non mi lasciava dubbi: dovevo stare zitta e prostrarmi tirandomi contemporaneamente qualche frustata sulla schiena in segno di pentimento. In realtà non c’ è stato bisogno di farlo perché la commessa, accorsa subito a vedere cosa fosse successo, mi ha bruciato sul tempo iniziando a chiedermi ripetutamente scusa per lo spiacevole incidente. Da non crederci: la profusione di inchini a 180 gradi non faceva che aumentare il mio senso di colpa e mi innestava di riflesso lo stesso movimento atletico. È stata una lunga lotta all’ ultimo inchino e non ho vinto io.

È evidente che in Giappone chi rompe non solo non paga, ma riceve anche un sacco di scuse.

A proposito di inchini e grandi magazzini, la prima volta che andai in un department store giapponese mi sorprese molto vedere che alla base di ogni scala mobile c’era una signorina che, con voce molto gentile ma insistente, si inchinava e avvisava i clienti di attaccarsi bene allo scorrimano facendo attenzioni ai gradini. Un lavoro inutilmente stremante che è sparito.

La leggenda narra, sempre sul tema inchini, che dopo il mio primo soggiorno in Giappone all’età di tre anni tornai in Italia continuando a fare inchini a tutti per un bel po’ di tempo a seguire. Buon DNA non mente!

 

 

 

 

 

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Yuki Tintori
4 chili e 750 grammi di Yuki hanno visto la luce il 22 marzo 1975. Capelli ricci, occhi a mandorla, una macchia mongolica. Niente collo. Questo è uscito solo verso i tre anni insieme al suo carattere volitivo che ha dato filo da torcere soprattutto alla madre. Cresciuta con severi principi nipponici (la maggior parte dei quali da lei sradicati non appena l’età glielo ha permesso) ha sempre avuto il senso del dovere e una vita irreprensibile (fino ad ora). Proprio per questo invidia le persone con un po' di follia. Lavorare in un ambiente creativo la aiuta. Ama passare il tempo libero guardando film d’azione o leggendo saggi inutili ma curiosi, sorseggiando whisky torbato e aspirando fumo alla menta. Visto che del domani non c’è certezza si gode ogni piccola cosa, soprattutto la natura perché capace di calmare la sua naturale irrequietezza.

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